Il
19 ottobre 1943, Sara Dana, una giovane ragazza ebrea che ha compiuto
da poco i sedici anni, viene ricoverata all'Ospedale Santa Corona
di Pietra Ligure.
Sara è nata e vive a Milano, in via
Casella 41, con la madre Lea Rebecca Behar (nata a Istanbul il 24.3.1900)
e la sorella minore Estrea. Il padre Giuseppe (nato a Istanbul
nel 1902) è morto già da alcuni anni. Nella capitale
lombarda risiedono inoltre i sei zii paterni di Sara con le rispettive
famiglie. I Dana- originari della Turchia- costituiscono infatti
una piccola “comunità di emigrazione”: dopo essersi trasferiti
in Italia agli inizi degli anni '20, hanno successivamente acquisito
la cittadinanza e svolgono in prevalenza l'attività del commercio
al minuto (dopo il 1938, in seguito alle leggi razziali, saranno
tutti ridotti alla condizione di “apolidi”).
Nell'estate precedente al suo ricovero, Sara, con la madre e la
sorella, era sfollata a Cantù, trovando alloggio presso la
famiglia Modena, in via Francesco Daverio 13.
Le condizioni economiche del nucleo familiare di Sara – formato
da una vedova con due figlie a carico- sono precarie anche per effetto
delle restrizioni lavorative imposte dalle leggi razziali (la signora
Rebecca che, nei documenti ufficiali del 1926, compariva come “calzettaia”,
dopo il 1939 viene qualificata come “casalinga”).Eppure il sig.
Vincenzo Modena – allora bambino- ricorda ancora, assieme ai pochi,
essenziali beni di fortuna che Rebecca ha portato con sé
da Milano, un maestoso grammofono. |
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