Il R. D. L. 1728 (artt.13 e 20) prescrisse anche la dispensa dal servizio, nel termine di tre mesi, di tutti i dipendenti della Pubblica amministrazione registrati come “appartenti alla razza ebraica”.
In questo contesto va collocato il doc.1: la circolare inviata dalla Regia Prefettura al Podestà di Savona in data 8 gennaio 1939 (quattro giorni dopo l’entrata in vigore del decreto) “allo scopo di curare la precisa, rigorosa e tempestiva esecuzione di tale disposizione”.
Il testo, in particolare, impartisce all’Amministrazione comunale le seguenti direttive:
a) rilevare la posizione razziale di tutti i dipendenti comunali “di qualsiasi categoria e specie, così di ruolo come provvisori ed avventizi” attraverso la compilazione di una scheda personale di cui viene allegato il modello (doc. 2);
b) comunicare le disposizioni contenute nella circolare prefettizia a tutte le aziende municipalizzate e alle istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza di gestione comunale;
c)”sulla base dei dati contenuti nelle schede... adottare entro il termine del 4 marzo p.v. i provvedimenti di dispensa del ... personale di razza ebraica” del Comune e delle aziende ad esso collegate;
d) trasmettere alla prefettura tutte le schede del personale” con la deliberazione di dispensa eventualmente adottata o con la comunicazione che non ricorre il caso di adottare alcun provvedimento”.
La circolare si chiude raccomandando “la precisa, rigorosa, tempestiva esecuzione delle presenti disposizioni” e con la richiesta di un “cortese, sollecito cenno di assicurazione” .
Quattro giorni dopo, il 12 gennaio, il Municipio di Savona assicura “l’esatto adempimento delle prescrizioni” (doc. 3), allegando copia della circolare inviata agli altri enti comunali (doc.4).
Al di là delle forme imposte dalla retorica burocratica, questo breve scambio di comunicazioni rivela, nei toni e nelle scelte lessicali - oltreché nella radicalità delle misure- il carattere tutt’altro che fittizio della politica razziale del regime : agli inizi del 1939, l’”arianizzazione” integrale dell’amministrazione pubblica e statale è diventato uno degli obiettivi prioritari del fascismo.
Una dimostrazione indiretta è costituita dalla rapidità con cui il Podestà dispone il censimento razziale presso l’ Amministrazione comunale e gli enti ad essa collegati (in data 18 gennaio, l’Ente comunale assistenza restituisce al Podestà le schede compilate relative ai propri dipendenti- docc.5 e 6). In data 20 febbraio (due settimane prima della scadenza fissata dalla legge), il Comune rimette alla Prefettura le schede compilate di tutti i suoi dipendenti (doc. 7). Significativamente, la scheda relativa all’unico impiegato “di razza ebraica” - insieme alla notifica della sua dispensa dal lavoro- risulta essere già stata inviata più di un mese prima, l’11 gennaio .(Allegati 1-2-3)