Realpolitik,
infatti, l’adozione delle leggi razziali fu anche e soprattutto
il frutto della logica totalitaria(12) che governava l'evoluzione
interna del regime e che rendeva intollerabile, proprio negli
anni della ricerca del massimo consenso, l’esistenza di
identità e culture non immediatamente omologabili e fascistizzabili.
In tale quadro, segnato da un progetto di pervasivo controllo
dell’intero corpo sociale, non c’era posto, evidentemente,
per organismi come l’Unione delle Comunità israelitiche
italiane (uno dei pochi enti di diritto pubblico non sottoposti
in modo completo dal regime), né, tanto meno, per comportamenti
“non allineati” (come le critiche alla politica hitleriana
che il mondo ebraico italiano continuava a esprimere, sia pure
con varie sfumature)(13) . Nelle intenzioni del Duce, al contrario,
coscienze, costumi, atteggiamenti, dovevano essere rimodellati
alla radice, sino a trasformare gli italiani in una compatta comunità,
disciplinata in ogni aspetto dell’esistenza e strettamente
subordinata agli obiettivi di espansione e potenza dello Stato
fascista(14) .
Un progetto totalitario, che con la conquista dell’Etiopia
e la proclamazione dell’Impero (1936), assunse caratteri
apertamente razzisti, culminando nella celebrazione della superiorità
della stirpe italiana e del destino civilizzatore della “nuova
Roma”. ”Non si tengono gli imperi senza una chiara,
definita, onnipresente coscienza di razza”(15) aveva infatti
proclamato Mussolini, intendendo con ciò affermare la necessità
di preservare e potenziare quelle risorse di vigore fisico, spirito
di sacrificio, senso della gerarchia, esuberanza demografica,
che costituivano i caratteri salienti dell’”uomo nuovo”
fascista(16) . Ossessionata dai fantasmi ideologici della contaminazione
e dell’incrocio razziale, la politica coloniale fascista
in Africa orientale italiana si era così tradotta, a partire
dal 1936, in una serie di provvedimenti volti a tutelare il prestigio
e la purezza biologica, morale, intellettuale, degli italiani
conquistatori: dall’instaurazione di un rigido sistema di
apartheid alla persecuzione per via legislativa delle unioni “miste”
e del meticciato(17) .
Con il passaggio a queste disposizioni razziste “pure”,
tuttavia, il fascismo, la monarchia, il Paese, avevano compiuto
una svolta decisiva: fu infatti il razzismo coloniale –
con il suo complesso apparato di retoriche demonizzanti e di concrete
pratiche discriminatorie – a preparare il terreno al razzismo
antisemita, legittimando, sostenendo e rafforzando, nello “spirito
pubblico” dell’Italia di quegli anni, il principio
della separazione e della persecuzione del “diverso”.
“ Il Fascismo ha
(12)Il percorso del concetto di “totalitarismo” attraverso
l’intero Novecento è ricostruito in E. Traverso,
Il totalitarismo. Storia di un dibattito, Bruno Mondadori, Milano
2002. Sempre di Traverso è anche da consultare Il totalitarismo.
Usi e abusi di un concetto in (a cura dell’Istituto ligure
per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea)
AA.VV., Lager, totalitarismo, modernità, , Bruno Mondadori,
Milano 2002, pp.171-181. Per il dibattito sul totalitarismo cfr.
anche B.Bongiovanni,, Revisionismo e totalitarismo. Storie e significati,
in “Teoria politica”, 1997, vol.XII, n.1, pp.23-54;
S.Forti, Il totalitarismo, Laterza, Bari-Roma 2001. Per una definizione
del totalitarismo, M.Stoppino, in N.Bobbio, N.Matteucci, G.Pasquino
(a cura di), Dizionario di politica, Tea-Utet, Torino 1990, s.v.Totalitarismo,
pp.1169-1181.
(13)Per una ricostruzione complessiva di queste vicende, cfr.
M. Sarfatti, Ebrei ital. fasc., cit., pp.53-137.
(14)Per il dibattito sulla natura totalitaria del fascismo, cfr.
R. De Felice, Il fascismo.Le interpretazioni dei contemporanei
e degli storici,Laterza, Roma-Bari1970; Id, Mussolini il fascista,
vol.II, L’organizzazione dello Stato fascista 1925-1929,
Einaudi, Torino 1968; Id., Mussolini il duce, vol. II, Lo Stato
totalitario 1936-1940, Einaudi, Torino 1981; E. Gentile, Il culto
del littorio, Laterza, Roma-Bari 1993; Id., La via italiana al
totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, La Nuova
Italia Scientifica, Roma 1995; S. Lupo, Il fascismo. La politica
in un regime totalitario, Donzelli, Roma 2000; A. De Bernardi,
Il fascismo. Una dittatura moderna, Bruno Mondadori, Milano 2001.
Utili elementi anche in C. Pavone, Fascismo e dittature.: problemi
di una definizione in M. Flores ( a cura di), AA.VV. Nazismo,
fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto, Bruno Mondadori,
Milano 1998, pp.67-86. Sul “totalitarismo imperfetto”
realizzato dal fascismo, cfr. A.Aquarone, L’organizzazione
dello Stato totalitario, Einaudi, Torino 1965.
(15)Cit. in M. Michaelis, Muss. quest. ebraica, cit., ,p.113
(16) Su questi temi, cfr.P.G.Zunino,L’ideologia del fascismo,
Il Mulino, Bologna 1985.
(17)Il R.D.L. 880/1937 rese passibile di reclusione da uno a cinque
anni le “relazioni di indole coniugale” fra cittadini
italiani e indigeni. La successiva L. 882/1940 proibì ai
genitori italiani di riconoscere i figli meticci (che vennero
classificati come “sudditi coloniali”).Sulla politica
coloniale del fascismo (anche nei suoi rapporti di continuità/rottura
con l’Italia liberale) cfr. A. Del Boca, Le leggi razziali
nell’impero di Mussolini in A. Del Boca, M. Legnani, M.G.Rossi,
(a cura di), Il regime fascista, Laterza, Bari-Roma, 1995, pp.329-351;
N. Labanca, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale
italiana, il Mulino, Bologna 2002. Importanti sono anche i saggi
di N. Labanca (Il razzismo coloniale italiano) e A. Triulzi (La
costruzione dell’immagine dell’Africa e degli africani
nell’Italia coloniale) contenuti in A. Burgio (a cura di),
Nel nome della razza, cit, (rispettivamente pp.145-164, pp.165-182).