svolto da sedici anni un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale”(18) : con queste affermazioni, tratte dalla Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del fascismo (6 ottobre 1938), la saldatura fra razzismo e antisemitismo era ormai avvenuta.
Vero è che il razzismo fascista non si presentò mai come un blocco ideologico compatto e, persino nelle dichiarazioni ufficiali, parve oscillare fra l’adozione di criteri puramente biologici e l’adozione di criteri più complessi, di ordine storico- religioso- culturale (come testimonia il frequente ricorrere del termine “stirpe”, inteso come sintesi di prevalenti fattori “spirituali” )(19).
Ed è altrettanto vero che il progetto persecutorio del regime, diversamente da quello nazista, non arrivò ad includere l’eliminazione fisica delle vittime come esito estremo. Non di meno, le differenze con il “caso tedesco” non attenuano minimamente le responsabilità politiche e morali della classe dirigente fascista, perché anche se “non tutti gli antisemitismi portano ad Auschwitz,......l’ ”assenza” di Auschwitz non significa che si produca un antisemitismo “posticcio” e alla fine innocuo”(20) .
Tutt’altro che espressione di un blando antisemitismo “di importazione” o “di facciata”(21) , le leggi antiebraiche si collocarono, al contrario, “al crocevia tra l’inserimento – con la lotta ai “diversi- in un motivo tipico del pensiero antidemocratico e antiegualitario della destra fascista e la ricerca di un’identità forte dell’”italiano nuovo”, tipica della fase di costruzione dell’impero” (22)
Nella seconda metà degli anni ’30, le dure politiche discriminatorie realizzate contro le popolazioni dell’Africa Orientale Italiana e contro gli ebrei – e prima ancora contro le minoranze etnico-linguistiche slave della Venezia-Giulia- finirono così per configurare una “via italiana” al razzismo che avrebbe trovato nuovo alimento con lo scoppio della guerra(23) .

1.4 Bisogna infine aggiungere che, nella realizzazione del suo programma, Mussolini non si ritrovò certamente solo e che, una volta avviata la macchina della persecuzione, furono molti altri ad assicurare, con minore o maggiore convinzione, con minore o maggiore buona fede, l’efficace funzionamento dei diversi ingranaggi.
Perché, certamente, senza la preventiva firma del Re, senza l’attivazione di prefetture e questure, senza la mobilitazione di esercito e carabinieri, senza la collaborazione di presidi e provveditori, senza la consulenza di anagrafi e di uffici comunali, nessun provvedimento contro gli ebrei avrebbe trovato applicazione. Né, allo stesso modo, sarebbe stato possibile pianificare una martellante campagna antisemita, senza che quotidiani, settimanali, cinematografi, manifesti murali, giornali a


(18)Il testo integrale è contenuto in E. Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia, Laterza, Roma-Bari 2003, Appendice, pp.187-190.
(19)M.Raspanti, Razzismi fascismo, cit. pp.73-89.
(20)D.Bidussa,Caratteri antisem. italiano, cit.,p.114.
(21)E’ la tesi sostenuta, a partire dalla fine degli anni ’80, da Renzo De Felice. Lo storico, mosso dalla preoccupazione di accentuare le differenze fra regime fascista e regime hitleriano - e in contraddizione con le sue stesse precedenti, pionieristiche, ricerche- è giunto infatti a ridimensionare il carattere effettivamente razzista e antisemita della politica fascista (cfr. Introduzione dell’autore, in R. De Felice, Storia ebrei ital.fasc., cit., edd. 1988 e 1993). Per una puntuale confutazione di queste posizioni, cfr. E. Collotti, Il razzismo negato in E. Collotti (a cura di), Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni, negazioni, Laterza, Roma-Bari, 2000, pp.355-375. La tesi di De Felice viene discussa e confutata anche da D. Bidussa, Caratteri antisem. italiano , cit., passim.
(22)E. Collotti, La politica razzista del regime fascista in “I viaggi di Erodoto”, 1999, n.38-39, p.73.Lo studioso ha fornito una organica ricostruzione della persecuzione fascista contro ebrei in Fascismo ebrei, cit.
(23)Dopo il 10 giugno 1940, Mussolini vagheggiò, come obiettivo della sua “ guerra parallela”, la creazione di un “nuovo ordine mediterraneo”. Un progetto che , nelle intenzioni del Duce, mirava ad organizzare un nuovo spazio geo-politico in cui avrebbero orbitato i Paesi invasi e controllati dall’Italia fascista (tra gli altri, la Corsica, la Slovenia meridionale, parte della Croazia, il Montenegro, il Kossovo, parte della Grecia e delle isole). Sulle politiche di repressione e di italianizzazione forzata in questi territori, cfr. D. Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione dell’Italia fascista in Europa (1940-1943), Bollati Boringhieri, Torino 2003). Cfr. anche E. Collotti, Sulla politica di repressione italiana nei Balcani in id. L’Europa nazista, cit., pp.257-292.