fumetti,
trasmissioni radiofoniche, si prestassero a riprendere ed amplificare,
ossessivamente e per mesi interi, gli squallidi temi di una propaganda
intessuta di odio e di menzogne (nel 1941 venne messo in circolazione
e proiettato nelle sale cinematografiche italiane il film tedesco
di propaganda antisemita Suss l’ebreo, mentre, nello stesso
anno, l’Eiar trasmise un ciclo di conversazioni radiofoniche
dedicate ai Protocolli di Sion )(24).
Egualmente mancò, in un simile frangente una pubblica condanna
papale, qualcosa -cioè- che andasse oltre la contenuta
protesta di Pio XI contro il divieto dei matrimoni “misti”
previsto dalla normativa del novembre 1938. Così, lo stesso
Pontefice che nel 1937- con l’enciclica Mit brennender Sorge-
aveva condannato il razzismo biologico e anticristiano di Hitler,
l’anno successivo si limitò ad esprimere un dissenso
circoscritto, di ordine giuridico-diplomatico, verso quegli articoli
delle leggi razziali che rischiavano di ledere le prerogative
della Chiesa in materia di Concordato. Una cautela cui non fu
certamente estraneo il peso che una lunga tradizione di antigiudaismo
cattolico esercitava sugli ambienti ecclesiastici(25) e che, comunque,
“.....avallò, se non nel diritto, certo nelle coscienze
di molti cattolici, il principio della persecuzione degli ebrei.....
Che subito Pio XI si sia adoperato segretamente per aiutare e
soccorrere gli ebrei, che negli anni successivi questo aiuto e
soccorso sia divenuto sempre più vasto ed intenso e, ad
un certo momento, a rischio della vita stessa di molti sacerdoti,
non ci pare muti da un punto di vista morale la situazione:tutte
queste furono manifestazioni di umana e cristiana solidarietà
per gli oppressi;l’atteggiamento della Santa Sede rispetto
ai provvedimenti razziali della Santa Sede fu a sua volta sostanzialmente
timido e rivolto non a difendere gli ebrei, ma a difendere precise
prerogative della Chiesa cattolica in Italia” (26).
Né vale in questo contesto osservare che la promulgazione
delle leggi razziali non suscitò sentimenti di attiva adesione
nella maggior parte della popolazione (anche se resta in discussione
la tesi storiografica che individua proprio nel 1938 l’inizio
di uno scollamento fra masse e vertici del regime). Tanto più
se si considera che la persecuzione antisemita finì con
l’alimentare in misura sconcertante- per motivi di concorrenza
professionale, odio ideologico o avversione personale- gli episodi
di denuncia degli ebrei alle autorità pubbliche(27) . In
ogni caso, la stragrande maggioranza degli italiani si disinteressò
della questione e l’assenza di un convinto consenso si accompagnò,
in generale, ad una scelta di diffusa e silenziosa accettazione.
Ciò che mancò in Italia, ha osservato ancora Bidussa,
non furono singoli gesti di umana comprensione- che il regime
sprezzantemente definì “pietisti”-, ma “una
solidarietà attiva e organizzata”(28) .
1.5
Nel volgere di pochi mesi, lo slogan coniato da Mussolini per
definire la politica del fascismo verso gli ebrei (“discriminare,
non perseguitare”), si rivelò una tragica beffa.
L’Italia non conobbe- è vero- pogrom su vasta scala
o episodi di violenza organizzata come la “Notte dei cristalli
(24)Un’ampia documentazione della propaganda razzista e
antisemita del regime è contenuta in Menz.razza, cit, pp.147-222.
Per quanto riguarda la progressiva cancellazione delle opere di
autori ebrei dal campo dell’editoria, cfr. G. Fabre, L’elenco.
Censura fascista, editoria e autori ebrei, Zamorani, Torino 1999.
(25)”Non crediamo di errare-osserva R.De Felice(Storia ebrei
it. fasc., cit., pp.297-298)- affermando che la maggioranza delle
gerarchie cattoliche era, in sostanza, desiderosa di non apparire,
agli occhi dell’opinione pubblica, fiancheggiatrice della
politica razziale fascista… ma, al tempo stesso, non era
contraria ad una moderata azione antisemita, estrinsecantesi sul
piano delle minorazioni civili”. Un’utile sintesi
didattica sui secolari rapporti fra ebrei e Chiesa è F.M.Feltri,
Per discutere di Auschwitz. Le domande perenni, le tendenze della
ricerca, i problemi ancora aperti, Giuntina, Firenze 1998 (in
particolare, la II parte, pp.101-167). Cfr. anche. Mannucci, L’odio
antico. L’antisemitismo cristiano e le sue radici, Mondadori,
Milano 1993; M. Ghiretti, Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo,
Paravia Bruno Mondadori, Milano 2002; . L.Klenicki- G.Wigoder
( a c. di), Piccolo dizionario del dialogo ebraico-cristiano ,
Marietti, Genova 1988, s.v. Antiebraismo , pp.17-24.L’espressione
“perfidi giudei” scomparve dalla liturgia del Venerdì
santo solo nel 1959 per volere di Giovanni XXIII, il quale sarà
l’ispiratore della dichiarazione Nostra aetate che, solennemente
approvata nel 1965 dal Concilio Vaticano II, pose fine alla discriminazione
antigiudaica della Chiesa cattolica.
(26)R.De Felice, Storia ebrei it. fasc., cit., p.295.Su questi
temi cfr. anche G.Miccoli, Santa Sede e Chiesa italiana di fronte
alle leggi antiebraiche, in “Studi storici”, 29, 1988,
pp.821-902.
(27)M. Franzinelli, Delatori. Spie e confidenti anonimi:l’arma
segreta del regime fascista, Mondadori, Milano 2002.
(28)D.Bidussa, Caratteri antisem. italiano, cit , p.122, n.30.