dove
si costituì il governo collaborazionista della Repubblica
sociale italiana(Rsi), ebbero immediata attuazione le direttive
per la “Soluzione finale”.
Da quel momento, la sorte degli ebrei italiani seguì quella
degli altri ebrei d’Europa(34) . Dopo gli eccidi e i rastrellamenti
di Meina, Merano e Borgo San Dalmazzo, frutto in prevalenza di
iniziative locali(35) , le operazioni antiebraiche furono infatti
affidate a Theo Dannecker, il delegato di Eichmann che già
aveva svolto lo stesso incarico in Francia durante l’anno
precedente (36). Sotto il suo comando, uno speciale nucleo operativo
coordinò- con la collaborazione della locale polizia tedesca-
la grande razzia del ghetto di Roma (16 ottobre 1943), che si
concluse con la deportazione ad Auschwitz di 1023 persone(37)
.Successivamente, la squadra di Dannecker realizzò altre
importanti retate a Firenze, Siena, Bologna, Torino, Genova, Milano
(al punto che, già agli inizi di dicembre, altri tre convogli
di deportati avevano lasciato l’Italia per Auschwitz ).
Nei dodici mesi a venire (l’ultimo trasporto per Auschwitz
partì da Bolzano-Gries il 24 ottobre 1944), la cifra dei
deportati- uomini, donne, anziani, bambini - sarebbe salita a
6.746 (di cui 5.916 non sopravvissuti)(38) .
Un rapporto di logica, perversa continuità lega tuttavia
questa tragedia all’antisemitismo di Stato professato e
praticato dal fascismo nei cinque anni precedenti: se non altro
perché, prima il censimento del 1938, poi i successivi
aggiornamenti (per la denuncia dei beni o per la precettazione
al lavoro), misero a disposizione dei nazisti nomi, indirizzi,
dati anagrafici, degli ebrei ricercati. Così, “se
si può sostenere che lo sterminio degli ebrei non rientrò
nelle intenzioni del regime fascista monarchico, è tuttavia
corretto affermare che proprio la “persecuzione dei diritti”
fra il 1938 e il 1943, agevolò e rese più rapida
la “persecuzione delle vite” fra il 1943-1945”(39)
.
2.1.Il
quadro delle responsabilità italiane era poi destinato
ad allargarsi con l’istituzione della Rsi (14 settembre)
e il ritorno sulla scena dell’ultimo, spettrale Mussolini(40)
. Con la sua stessa esistenza, infatti, il governo di Salò,
per quanto privo di effettiva sovranità, legittimò
sul piano formale, sostenne sul piano esecutivo, incrementò
con proprie autonome iniziative, le operazioni di deportazione
e di sterminio . Una politica di aperta collaborazione che si
manifestò, fin dalle prime settimane, nei pronunciamenti
ideologici e nei provvedimenti operativi assunti dal risorto fascismo
repubblicano:la cosìddetta “Carta di Verona”
(14 novembre 1943), che di fatto pose l’antisemitismo tra
i fondamenti del nuovo Stato(41) ; l’Ordinanza di polizia
n. 5 ( 30 novembre 1943) con cui il Ministero dell’Interno
dispose l’arresto e l’internamento in campi provinciali
di tutti gli ebrei residenti nel territorio della RSI - senza
distinzioni fra italiani, stranieri, apolidi(42) ; il d.l.d. del
(34)Nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, al
momento dell’occupazione nazista, erano presenti circa 33.000
ebrei, di cui circa 7.000 apolidi o stranieri (L. Picciotto, Il
Libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945),
Mursia, Milano2002).
(35)A.Cavaglion, Nella notte straniera. Gli ebrei di St. Martin
Vésubie. 8 settembre-21 novembre 1943, L’Arciere,
Cuneo 1988; M. Nozza, Hotel Meina. La prima strge di ebrei in
Italia, Mondadori, Milano 1993.
(36)L. Picciotto Fargion, La persecuzione degli ebrei 1943-45,
in in Menz.razza, cit., p. 132.
(37)F. Coen, 16 ottobre 1943, Giuntina, Firenze 1993.Sulle reazioni
del Vaticano dopo la deportazione degli ebrei romani, cfr. S.
Zuccotti, Il Vaticano e l’Olocausto in Italia, trad.it,
Bruno Mondadori, Milano, 2001
(38)L.Picciotto, Libro memoria, cit.
(39)L.Picciotto Fargion, Ign. dest., cit., p.160.
(40)Sulla Repubblica sociale italiana, cfr. F. W. Deakin, Storia
della repubblica di Salò, Einaudi, Torino 1963; L.Ganapini,
La repubblica delle camice nere, Garzanti, Milano 1999, A. Lepre,
La repubblica di Mussolini, Mondadori, Milano 1999. Utile per
l’uso didattico è ancheG. Oliva, La Repubblica di
Salò, Giunti Gruppo editoriale, Firenze 1997.
(41)Nella prima assemblea del Partito fascista repubblicano, svoltasi
a Verona il 14 novembre 1943, venne approvato un documento programmatico
che al punto 7 recitava: “gli appartenenti alla razza ebraica
sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità
nemica.”
(42)L’ordinanza prevedeva l’internamento degli ebrei
“in campi di concentramento provinciali in attesa di essere
riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati”.
I campi provinciali furono spesso strutture provvisorie o fatiscenti
(come scuole, collegi, castelli abbandonati), ma, nel dicembre
dello stesso anno, il governo di Salò fece attivare un
campo di concentramento nazionale (dove avrebbero potuto affluire
gli arrestati delle diverse province) a Fossoli, frazione del
comune di Carpi, in provincia di Modena. Su Fossoli, cfr. F. Sessi,
Fossoli e Cibeno in E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi ( a cura
di), Dizionario della resistenza, vol.II, Luoghi, formazioni,
protagonisti, Einaudi, Torino 2001.